Short Theatre 2019: l’odore di un futuro che ci piace

DALILA D’AMICO| Dal 6 al 14 Settembre il Festival Short Theatre ha aperto le danze della stagione teatrale romana. Visione d’insieme è la cornice di questa XIV edizione guidata dal fortunato sodalizio di Francesca Corona e Fabrizio Arcuri. Un invito a «raccogliere le tracce del reale, tessere connessioni tra punti distanti nello spazio e nel tempo, rovesciare le prospettive, moltiplicare lo sguardo». E in effetti sono proprio le relazioni, le moltiplicazioni di piani di lettura, le connessioni con istituzioni, progetti e luoghi, la creazione di comunità temporanee a contraddistinguere l’anima di questa manifestazione romana. Accanto agli spettacoli, infatti, si dedica spazio alla formazione con i workshop di Tempo Libero, alla riflessione sulla creazione e le modalità produttive della scena artistica metropolitana con l’appuntamento Panorama Roma, alle coabitazioni artistiche dei Progetti in residenza, come Little Fun Palace di OHT.
Difficile trovare un ordine nel racconto di un’esperienza magmatica e segmentare in punti di vista parziali quella che è effettivamente una “visione d’insieme”, intesa come esperienza individuale che abbraccia nel medesimo istante comprensione, emozione e contatto, ma anche come pratica condivisa di attraversamento del presente. Ci proviamo!

La compagnia toscana Sotterraneo, da sempre impegnata a sondare l’incontro tra le possibilità linguistiche del teatro e le idiosincrasie della società contemporanea porta in scena Talk Show, una sorta di discussione aperta al pubblico con autori teatrali quali Antonio Tagliarini, Frosini/Timpano e Fabrizio Arcuri. Il formato si situa a metà tra un talk televisivo e un’intervista radiofonica, forzando codici e cliché delle rispettive forme di comunicazione e portando alle estreme conseguenze l’attrito tra libertà e controllo di parola. Tre domande, un cronometro che detta i tempi di risposta, tre fasi coercitive che censurano ogni possibilità di sviluppare discorsi complessi. Aldilà delle specificità di ciascuna conversazione con gli artisti, potremmo leggere Talk Show come un dispositivo critico sul potere che ogni forma di comunicazione detiene nell’arginare e organizzare il pensiero, dietro il falso postulato di un dialogo democratico.

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In particolare durante la conversazione con la compagnia Frosini/Timpano emerge uno spunto importante che potrebbe fare da fil rouge a questo mio tentativo di arginare a mia volta la portata straripante di Short Theatre. Interrogati sul concetto di Storia, tema molto caro al duo romano, Daniele Timpano sostiene che quella della fine della Storia e delle ideologie è anch’essa una potente ideologia che ci incastra nell’impossibilità di reagire ai tumulti del presente e scovarne i valori. Siamo davvero sicuri di vivere un tempo annullato nell’interscambiabilità delle istanze, nell’assenza di valori, nel piattume di enunciati senza forza? O siamo dominati da discorsi che incanalano la nostra comprensione in prospettive predeterminate dai poteri, impedendoci di fatto di cogliere la morfologia di un presente che sta soppiantando ai vecchi nuovi valori?

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Short Theatre sembra rispondere cercando di slargare tali prospettive e rischiarare quanto di più prezioso emerge in questi tempi che si dicono bui. Innanzitutto la volontà di dare respiro a progetti nati nella scorsa edizione, per garantire continuità a esperienze che necessitano di una sguardo a distanza e di tempi più lunghi di gestazione rispetto al mordi e fuggi estemporaneo. Tra questi, emblematica è la proiezione di L’uomo che cammina  del duo Boato\Danesin, un film prodotto da PAV, nato dall’omonima performance di paesaggio del collettivo DOM di Leonardo Delogu e Valerio Sirna. Ospitata lo scorso anno dal festival, la performance era stata una lunga camminata della durata di cinque ore dal centro di Roma all’idroscalo di Ostia. Il film tenta di restituire questa esperienza a chi non l’ha vissuta e, al contempo, farla rivivere a chi vi ha preso parte, mediante una telecamera che si fa corpo-spettatore per addentrarsi nella sostanza dei luoghi in sinergia con gli obiettivi di DOM.

Altro progetto con cui ormai abbiamo preso confidenza è la piccola roulotte Little Fun Palace di OHT, un omaggio al Fun Palace dell’architetto Cedric Price e della regista teatrale Joan Littlewood, che negli anni ’60 voleva proporsi come un’università della strada e un laboratorio del divertimento. Sulla stessa scorta Little Fun Palace “parassita” accanto a manifestazioni e istituzioni, proponendo incontri, dialoghi, e condivisioni di pensiero. Importanti ad esempio la presentazione del volume All for All di Kinkaleri con Piersandra Di Matteo e Marco Mazzoni, la discussione tra Fabrizio Arcuri, Federico Betta, Daniela Nicolò, Mariateresa Surianello sulla funzione del teaser video come forma di promozione per le arti sceniche. Densa, la proiezione di Donna Haraway: Story Telling for Earthly Survival di Fabrizio Terranova, preceduta dalla presentazione del libro Chthulucene di Donna Haraway e dall’incontro VIVA DONNA HARAWAY! a cura di NERO. L’incontro ci lascia permeare nel pensiero sempre vivo della filosofa e zoologa, la quale ci esorta a fuggire dalle trappole distopiche per sondare soluzioni creative di concertazioni sul futuro in alleanza con esseri viventi e non.

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E poi, certo, ci sono anche gli spettacoli a riconfigurare il nostro rapporto con la Storia e il mondo. Il Canto della Caduta di Marta Cuscunà, ci scaglia in un passato mitologico, governato dal matriarcato e distrutto dal canto nero della guerra che segna l’inizio del dominio del patriarcato. La scena, disegnata da Paola Villani, è sovrastata da corvi meccanici e da uno schermo al plasma mobile. Con la maestria che la contraddistingue, Marta Cuscunà dà voce al mito dei Fanes, antichissima tradizione popolare dei Ladini, animando abilmente quattro corvi e due pupazzi, disegnati questi ultimi da Herakut, duo tedesco di street artists. I primi astanti imparziali di una trasformazione genealogica che si sta compiendo, i secondi, dei bambini costretti a nascondersi in attesa della rinascita dell’intero popolo perduto. Lo spettacolo dissemina la narrazione in molteplici punti di vista, spingendoci a dislocare la nostra attenzione in diversi dispositivi scenici: sullo schermo in cui campeggiano il testo e il video a cura di Andrea Pizzalis, le luci, le ombre di Claudio “Poldo” Parrino e i suoni evocativi di Michele Braga. Si resta sospesi in un tempo incastrato tra un passato glorioso e la possibilità di una futura rivalsa, insieme a quei bambini che pagano con il proprio corpo il peso di una legge ancora oggi sanguinaria. Una riflessione sulla Storia anche questa, che ci sprona a leggere quelle che ci vengono raccontate come utopie irrealizzabili in occasioni già esistite e forse per questo non perdute.

Il passato attraversato da questo edizione di Short Theatre è, dunque, un tempo che si connette all’oggi, che non si vergogna di manifestare discontinuità e incongruenze, che si estende nella lunga durata per maturare un pensiero, che trova nelle radici la linfa per proiettarsi in avanti, in un domani diverso da quello in cui le narrazioni dominanti ci costringono a pensarci. Un barlume di questo domani l’abbiamo annusato alla Festa di celebrazione dei vent’anni del Teatro India, di cui la stessa Francesca Corona è consulente artistica. Un domani che sembra svecchiare il passato e custodirlo come un trampolino prezioso dal quale lanciarsi verso un futuro denso, fresco e in movimento.
Un futuro che è già oggi.

 

TALK SHOW

concept e regia Sotterraneo
con Claudio Cirri, Daniele Villa e Antonio Tagliarini, Daniele Timpano, Elvira Frosini, Fabrizio Arcuri
allestimento Marco Santambrogio
props Francesco Silei
grafiche Isabella Ahmadzadeh
produzione Sotterraneo
collaborazione AttoDue
sostegno Comune di Firenze, Regione Toscana, Mibact

IL CANTO DELLA CADUTA
liberamente ispirato al mito di Fanes

fonti di pensiero e parole Kläre French-Wieser, Carol Gilligan, Ulrike Kindle, Giuliana Musso, Heinrich von Kleist, Christa Wolf
di e con Marta Cuscunà
progettazione e realizzazione animatronica Paola Villani
assistente alla regia Marco Rogante
progettazione video Andrea Pizzalis
lighting design Claudio “Poldo” Parrino
partitura vocale Francesca Della Monica
sound design Michele Braga
esecuzione dal vivo luci, audio e video Marco Rogante
costruzioni metalliche Righi Franco Srl
assistente alla realizzazione animatronica Filippo Raschi
collaborazione al progetto Giacomo Raffaelli
distribuzione Laura Marinelli
co-produzione Centrale Fies, CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Torino, São Luiz Teatro Municipal | Lisbona
in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano, A Tarumba Teatro de Marionetas, Lisbona
sponsor tecnici igus® innovazione con i tecnopolimeri, Marta s.r.l. forniture per l’industria



Categorie:Danza, Focus, Novità, Teatro

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