Incontrarsi, conoscersi e ricordare: sul festival Contemporanei Scenari

LAURA BEVIONE | Piazza Montanelli, nel centro di Fucecchio – a metà strada tra Firenze e Pisa – è stata da poco rinnovata: una spianata di cemento, illuminata da neon che intervallano la pavimentazione, che degrada quasi impercettibilmente fino al Nuovo Teatro Pacini. L’edificio teatrale e la piazza dunque scivolano l’uno nell’altra quasi senza soluzione di continuità, a formare uno spazio di pensiero e di condivisione, una sorta di moderna agorà, in cui si incontrano non soltanto generazioni diverse ma anche vecchi e nuovi cittadini, come testimonia la cospicua e partecipe presenza della folta comunità cinese.

Proprio per sottolineare una visione della scena quale luogo privilegiato dell’incontro e del dibattito fra gli abitanti della polis, è qui, tra la piazza e il teatro di Fucecchio, che si dispiegano gli appuntamenti del secondo fine settimana di Contemporanei Scenari, il festival multidisciplinare di drammaturgia e performing arts organizzato da Teatrino dei Fondi con la direzione artistica di Enrico Falaschi.

Così, sabato scorso, durante la serata in cui siamo stati temporaneamente accolti nella comunità della cittadina toscana, si sono succeduti tre spettacoli: i primi due messi in scena sul palco esterno, montato di fronte alla facciata del teatro, il terzo indoor, nella sala del Nuovo Pacini – nel cui foyer, peraltro, il Teatrino dei Fondi ha allestito una piccola libreria, con i volumi della sua casa editrice, Titivillus, ma soprattutto romanzi e saggi di altri editori, così da colmare l’assenza a Fucecchio di un negozio destinato ai lettori adulti.

Ma torniamo agli spettacoli: le due performance outdoor, entrambe di danza, sono i frutti della residenza artistica Time to Move, ospitata proprio nella cittadina. Ad aprire la serata Efecto Siam, progetto ideato dallo spagnolo Colectivo Sin Par e ispirato alla biografia di Chang ed Eng Bunker, i primi fratelli gemelli siamesi di cui ci sia giunta notizia, nati nel 1811 nel regno del Siam e per molti anni esibiti in giro per il mondo quali freaks da impresari senza scrupoli, finché non riuscirono a emanciparsi e, come uomini liberi, vissero – sempre uniti – fino ai sessantacinque anni.

La coreografia parte dalla particolarissima relazione che intercorre fra due gemelli siamesi per indagare la possibile convivenza – mai pacifica né pacificata ma ognora rimessa in discussione e di conseguenza rimodellata – fra due esseri viventi. Entrambe in bianco, le due danzatrici – l’una in body, l’altra in tuta aderente – dopo un lento e quasi rituale cammino di avvicinamento, sperimentano differenti modalità di contatto. Toccandosi e lasciando che una parte del proprio corpo possa sfiorare e poi adagiarsi su quello della compagna, le performer innescano un vitale processo di reciproca conoscenza.

La curiosità, benché impellente, è ognora trattenuta e si esprime in approcci mai impulsivi ovvero irruenti, bensì quasi timidi e intimiditi. Un avvicinarsi e conoscersi da parte di due creature che, involontariamente consapevoli della preziosità di un rapporto di reale e pura intimità con l’altro, sanno che la lentezza deve vincere sull’immediata ma superficiale irruenza.

_DSC4964f

Foto Guillermo Fiorenza

Un passo a due concentrato e lineare, di nitida chiarezza compositiva ed esecutiva, mentre apparentemente “caotico” può sembrare Oltre, la seconda performance di danza della serata, realizzata dalla compagnia Lost Movement e ideata dal coreografo Nicolò Abbatista. Sette danzatori in scena a sondare definizione e concreta consistenza del concetto di limite, ossia di ciò che impedisce di raggiungere l’ oltre.

I performer agiscono in coppie e danno vita a sipari corali dai quali, nondimeno, si può a tratti distaccare uno dei danzatori, provvisoriamente solista e strenuamente impegnato nel tentativo di varcare il proprio limite così da divenire attivo esempio per gli altri.
La coreografia, coerentemente alla non-linearità del percorso di conoscenza delle potenzialità di ciascuno dei danzatori così come di ciascuno di noi, risulta spezzata e composita, ora affannata, ora rallentata, con baci soltanto abbozzati e abbracci appassionati.
Sguardi intensi ed energiche rincorse, tentativi costantemente variati e trasformati per superare – o anche soltanto per aggirare – quegli ostacoli che impediscono di esistere pienamente.

_DSC5520f

Foto Guillermo Fiorenza

Nella vita, nondimeno, può capitare di imbattersi in limiti dolorosamente invalicabili: quelli della spietatezza e dell’inumanità che invadono l’animo dell’uomo allorché imbraccia un fucile e indossa una divisa. E, allora, capita che ci si macchi del sangue di donne e bambini, civili innocenti, compiendo stragi motivare esclusivamente dalla volontà di ristabilire una supremazia oramai assai vacillante. Di questo tratta L’eccidio, lo spettacolo allestito all’interno del Nuovo Teatro Pacini, adattamento per le scene di Andrea Mancini del volume scritto dal giornalista Riccardo Cardellicchio, che volle ricostruire e narrare il tragico episodio avvenuto nel 1944 nel Padule, nell’area circostante il comune di Fucecchio.

Lo spettacolo – di cui scrisse Matteo Brighenti al suo debutto la primavera scorsa – sa rievocare con antiretorica e sdegnata umanità una strage barbara e immotivata, allo stesso tempo restituendo alla comunità locale la memoria del proprio non troppo lontano passato, e intessendo un discorso di natura universale, che richiama spettatori di ogni latitudine a non dimenticare mai a cosa possa condurre l’oblio della propria umanità.
Non a caso l’allestimento, diretto da Enrico Falaschi e incarnato dall’interpretazione misurata e scabra di Ierardi, Paganelli e Vierda, è collocato in una dimensione atemporale – una scenografia composta da cubi bianchi di differenti dimensioni e animata dai disegni dal vivo di Alessio Trillini – che dona alla narrazione una raggelante e ficcante astrazione che non anestetizza bensì amplifica l’orrore dei fatti.

11. L'Eccidio Foto di Andrea Gianfortuna

Foto Andrea Gianfortuna

Ecco allora che immaginare un festival itinerante fra dentro e fuori, fra teatro e piazza, appare un’idea tutt’altro che pellegrina e coerente alla necessità – forse l’urgenza – di restituire al teatro il suo ruolo prioritariamente “politico”, per non dimenticare il passato e dibattere costantemente sul presente..

EFECTO SIAM

di Lara Misó Peinado, Wilma Puentes Linares
interpreti Marina Scotto, Wilma Puentes Linares
produzione Colectivo Sin Par

OLTRE

coreografia Nicolò Abbattista
drammaturgia Christian Consalvo
compositore Filippo Ripamonti
responsabile creativo Giovanni Careccia
interpreti Samuele Arisci, Salvatore Sciancalepore, Maria Chiara Bono, Michele Nunziata, Arianna Cunsolo, Angelica Calabrese, Enrico Luly
produzione Lost Movement

L’ECCIDIO

di Riccardo Cardellicchio
adattamento teatrale Andrea Mancini
regia Enrico Falaschi
disegno dal vivo Alessio Trillini
interpreti Alberto Ierardi, Marta Paganelli, Giorgio Vierda
produzione Teatrino dei Fondi

Piazza G. Montanelli e Nuovo Teatro Pacini, Fucecchio
21 settembre 2019



Categorie:Novità, Reportage, Satura, Scena

Tag:, , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: