Mercurio Festival: quando gli artisti prendono la direzione

RITA CIRRINCIONE | Dio della comunicazione nella mitologia, piccolo pianeta eccentrico in astronomia, anomalo metallo liquido in chimica, Mercurio adesso è anche un festival.
Lanciato con lo slogan: “Nasce a Palermo il primo festival diretto dagli artisti!”, Mercurio Festival è andato in scena ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo dal 24 al 29 settembre a cura dell’associazione Babel e di Spazio Franco, con il sostegno della Fondazione Unipolis, come vincitore del Bando Culturability ’18, e dell’Assessorato alle Culture e alla Partecipazione Democratica di Palermo.

Nell’idea di Giuseppe Provinzano, autore del concept e direttore artistico “pro tempore” di questa edizione, gli artisti partecipanti a Mercurio 2019 saranno coinvolti nella direzione delle edizioni a venire selezionando “i colleghi” da inserire in programma mentre Babel/Spazio Franco ne manterrà solo la curatela.

Un modo dinamico, plurale e democratico di concepire la direzione artistica? Un sistema virtuoso per ridare centralità agli artisti e renderli non oggetti ma soggetti attivi? Una formula innovativa per moltiplicare collaborazioni e per vivificare le produzioni artistiche? Un escamotage per distinguersi dalla pletora di festival?

Mercurio 2019 nasce come festival aperto a diverse discipline – teatro, musica, danza, cinema, video, fotografia, arti visuali e performing arts – in una relazione fluida e dinamica tra loro, fuori da logiche di sezioni e categorie. In questa prima annualità, piuttosto che le singole opere, sono stati scelti gli artisti e i loro percorsi, meglio se orientati verso linguaggi innovativi e sconfinanti in altri generi artistici.
Mercuriale e ubiquitaria anche la dislocazione dei vari appuntamenti che, a seconda della loro natura, si sono spostati in diversi luoghi, sempre all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa: lo Spazio Franco in primis, il cinema De Seta, il Cre.Zi.Plus, il Centro Internazionale di Fotografia diretto da Letizia Battaglia, la Piazza Bausch.

Una sezione di Mercurio è stata destinata alla formazione di professionisti dello spettacolo (danzatori, attori, registi, film-maker, musicisti e sound-designer) con un workshop dal titolo L’essere scenico condotto dalla Compagnia Abbondanza-Bertoni; una masterclass di Giorgio Ferrero sul rapporto tra cinema contemporaneo e musica; un seminario di Paolo Antonio Simioni in veste di acting coach; un workshop di composizione e produzione discografica tenuto da Giorgio Canali (ex CCCP).

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Niente di più calzante per Mercurio che aprire con Conferenza tragicheffimera della Compagnia Carullo-Minasi.
Premiata al E45 Napoli Fringe Festival, la performance vede in scena Cristiana Minasi nei panni di una singolare creatura alata e clownesca che, con toni tra il parodistico e il poetico, si lancia – letteralmente – in una dissertazione metateatrale sui «concetti ingannevoli dell’arte».

Iscritta da anni all’ufficio di collocamento, una donna riceve in omaggio dall’Ente teatrale del suo comune una carta d’identità che attesta la sua professione di attrice e un paio di ali provenienti dal deposito-costumi che sta per essere smantellato insieme al teatro stesso per far spazio a un supermercato.
Questo lo spunto drammaturgico per ragionare sull’arte, sugli infiniti ostacoli di un certo sistema-teatro, sulla capacità intrinseca dell’artista di andare oltre il limite e di trasformarlo in risorsa e persino in salvezza. Le ingombranti ali si riveleranno una zavorra che le impediscono di volare costringendola a cambiare prospettiva e a rivolgere lo sguardo all’interno: scoprirà che per viaggiare dentro di sé le ali non servono e che, quando tutto sembra perduto, si creano le condizioni per un nuovo inizio.

Diversi gli spettacoli visti che, dopo passaggi in altri festival, premi e mostre, sono stati già recensiti su Pac; ma, vuoi per la natura site specific di alcuni o per il coinvolgimento di performer locali previsto in altri, alcuni di essi – al di là della inevitabile nuova vita che ogni spettacolo prende a ogni rappresentazione – nel passaggio su Mercurio hanno avuto una loro declinazione palermitana.

Così nella parata canina e nel coro finale di Calcinculo di Babilonia Teatri – il quasi musical “pop, rock, punk” con Enrico Castellani e Valeria Raimondi con il suo bestiario umano e il mix maldigerito di paure, contraddizioni e paranoie contemporanee – il reclutamento di “palermitanissimi” cani con i loro padroni al seguito e di improbabili alpini locali hanno aggiunto, se non altro, un ulteriore elemento di dissociazione.

E in quel pellegrinaggio alla ricerca del sacro che è Farsi silenzio, quando a metà spettacolo Marco Cacciola come un pifferaio magico abbandona lo spazio scenico ed esce all’aperto alla testa del drappello di spettatori a numero chiuso che di volta in volta sono ammessi, quello che abbiamo sperimentato è ben altro rispetto ad altre messinscene in luoghi raccolti e silenziosi di cui abbiamo letto: serpeggiando tra i tavoli del pub adiacente al Cre.Zi.Plus e i clienti con la birra in mano, ci avventuriamo come alieni un po’ spaesati ed eterodiretti per i viali bui dei Cantieri, con le cuffie in testa e le lucine blu che spiccano nell’oscurità, mentre frotte di ragazzini del quartiere ci apostrofano in dialetto.

Anche First Love di Marco D’Agostin, cronaca danzata della celebre gara olimpionica della campionessa di sci di fondo Stefania Belmondo, mito della sua infanzia, che D’Agostin incarna e al tempo stesso – con i toni ora concitati ora pacati e il ritmo ora strascicato ora accelerato di un radiocronista sportivo – racconta, nel suo passaggio su un torrido Mercurio ha aggiunto una nota di dissonanza percettiva.

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Diretto da Giorgio Ferrero, musicista piemontese al suo esordio al lungometraggio, in collaborazione con Federico Biasin, produttore e direttore della fotografia, Beautiful Things racconta in quattro movimenti/atti un mondo metafisico e astratto, quattro luoghi – un campo di pozzi di petrolio, una nave cargo, una camera anecoica e un termovalorizzatore – e quattro vite (tutte al maschile) che con liturgica ritualità vi svolgono la loro quotidiana funzione.
In una narrazione per frammenti, descrivendoci una realtà apparentemente remota dove uomini in completo isolamento e disconnessi tra loro operano sul ciclo di oggetti che riempiono la nostra vita quotidiana, il film-documentario ci conduce al cuore dei grandi problemi del nostro tempo: l’ipertecnologia, l’incapacità quasi autistica di dialogo tra sistemi e persone, la solitudine, il consumismo e la massa di merci e di rifiuti che ci seppellirà.
L’uso della musica, composta prima della realizzazione del film dallo stesso Ferrero e concepita come elemento narrativo più che come sfondo sonoro, rappresenta una delle specificità di questa premiatissima pellicola.

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Performance di parole, aria e fuoco, Esco, sto tornando di Andrea Masu (Collettivo milanese Alterazioni Video) si situa a metà strada tra poetry reading e rito sciamanico: dentro una grande vasca in disuso, una corona di ventilatori alimenta un grande falò; con variazioni ad arte dei flussi d’aria che Masu ottiene spostando di continuo i ventilatori, le fiamme mutano creando spirali e lingue di fuoco che ipnotizzano gli spettatori seduti ai bordi. E intanto legge versi da pagine prese a casaccio dal fascio di fogli che tiene in mano. Alcuni fogli cadono a terra, altri tra le fiamme bruciandosi, altri ancora vengono appallottolati e gettati sul fuoco per alimentarlo. La musica live a bordo vasca sovrasta la voce, si colgono solo alcuni frammenti di versi; Masu continua a leggere scegliendo le pagine con assoluta casualità: cambiando l’ordine dei versi il risultato non cambia. Poi i fogli finiscono, della grande vampa rimane solo la brace. Con gesti ritualizzati lo sciamano Masu la soffoca con una grande coppa di metallo. «Non vi è fuoco senza cenere», conclude.

La stessa sera il viaggio sensoriale continua tra i suoni e le forme di Effimera, video-mapping concepito su misura per una delle facciate che danno su Piazza Bausch, appena a pochi passi dalla vasca. La live performance realizzata dal collettivo-video Pixel Shapes ci porta in una dimensione di realtà aumentata che sconfina nell’onirico.

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Nella serata conclusiva Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina presentano Anatomia Fantastica, performance costruita come un reading e scandita da alcuni dei loro brani musicali. Toscana lei, palermitano lui, entrambi attori teatrali, infatti, i due sono i componenti de La Rappresentate di Lista, band rivelazione degli ultimi anni, e con questo progetto si pongono in una linea perfettamente sintonica con la filosofia di Mercurio di coinvolgere artisti con percorsi a cavallo tra diverse dimensioni creative. Le letture, che sono state scelte intorno al tema del “corpo”, indagato nella loro recente ricerca musicale, partendo da Julio Cortázar, Ágota Kristóf e Gianni Rodari, approdano all’universo psicomagico di Alejandro Jodorowsky con Quando Teresa si arrabbiò con Dio.

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Foto Claudia Pajewski

Curioso, multiforme, scalpitante, come tutte le giovani creature, a conclusione della cinque giorni, Mercurio 2019 si è dimostrato anche affidabile nel portare avanti quanto ideato in fase di progettazione, sia per la qualità dei partecipanti, la presenza di linguaggi innovativi e la varietà di temi e discipline, sia per le occasioni di confronto e le proposte formative collaterali. Dal prossimo anno, quando il funzionamento di Mercurio andrà a regime e i giochi si faranno più complicati, capiremo se gli artisti/direttori sapranno fare meglio dei direttori artistici, se nell’esercizio della curatela Babel/Spazio Franco saprà mettere in interrelazione pubblico, artisti, opere e media e se entrambi sapranno dialogare tra loro.

 

MERCURIO FESTIVAL

a cura dell’associazione Babel e di Spazio Franco
vincitore del bando Culturability ’18
con il sostegno della Fondazione Unipolis e dell’Assessorato alle Culture e alla  Partecipazione Democratica di Palermo
realizzato in collaborazione con Latitudini, Fat Sounds, Artisti7607 e C.RE.S.CO
in   partnership con i Cantieri Culturali alla Zisa, Cre.Zi.Plus, HAUS der KUNST, Arci  Tavola Tonda, Centro Internazionale di Fotografia diretto da Letizia  Battaglia,  Spazio Marceau, CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia-sede  Palermo, Teatro Biondo Palermo

Palermo
24-29 settembre 2019

 

 

 



Categorie:Danza, linguaggi, Novità, Performing Arts, Scena, Teatro

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