C’è Sconcerto per i diritti: ErosAntEros svela la fragilità del diritto di carta. Intervista a Davide Sacco e Agata Tomsic

ALICE CAPOZZA | In prima assoluta al Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci (Fondazione Teatro della Toscana) il duo artistico ErosAntEros porta in scena Sconcerto per i diritti, terza tappa del progetto internazionale Confini che si concluderà a luglio 2020 con il debutto di una coproduzione di ErosAntEros con Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, TNL –Théâtre National du Luxembourg e Ravenna Festival.
Sconcerto per i diritti nasce e si sviluppa a partire dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, letta in scena da due misteriose figure del futuro (Silvia Pasello e Agata Tomsic): è al tempo stesso un inno all’idea di pace e convivenza tra i popoli che si respira nelle parole degli articoli, ma anche un atto di denuncia di quanto quelle stesse parole siano disattese nei fatti: nella disumanità dei porti chiusi di fronte alle vite umane, nei disastri ambientali, nelle ingiustizie, nelle morti bianche. Abbiamo incontrato Davide Sacco e Agata Tomsic per approfondire questo interessante percorso artistico e politico.

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Come è nato questo lavoro e come si è sviluppato nelle residenze artistiche – Fondazione Teatro della Toscana e Tempo Reale – e nella lunga lista di collaborazioni – da Amnesty International a la Comunità de Le Piagge?

Il progetto Confini è iniziato ormai un anno fa in Salento grazie a una residenza presso Officine Theatrikès Salento Ellàda che abbiamo sviluppato nel corso del 2019 presso il Théâtre National du Luxembourg e in Toscana. In esso esploriamo il tema della fondazione dell’Unione Europea a partire dalle storie dei migranti italiani che nel secolo scorso sono andati a cercare fortuna nelle zone minerarie del nord-Europa. In questa tappa toscana abbiamo deciso di concentrarci sul tema dei diritti umani e delle migrazioni proprio a partire dal testo che secondo la giurisdizione europea maggiormente dovrebbe difenderli, ma che purtroppo ancora fa fatica a farlo, scontrandosi con il quotidiano e le legislazioni nazionali degli Stati membri. Durante la prima residenza al Teatro Studio di Scandicci la scorsa estate abbiamo incontrato diverse associazioni del territorio particolarmente sensibili a questi temi, che ci hanno aiutato a comprendere meglio come nella pratica i diritti umani vengano disattesi tutti i giorni anche nella nostra democratica Europa. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone splendide che ci hanno colpito per la propria caparbietà e impegno, come Don Alessandro Santoro, ma anche “cittadini qualunque” che dedicano il proprio tempo libero all’attivismo su vari fronti, come il Comitato del Viale dei Diritti e dell’Umanità di Scandicci, le ragazze del Presidio Libera di Scandicci, le Case del Popolo e altre associazioni di volontariato che praticano l’accoglienza e il riuso come Mani Tese.
Con Tempo Reale, invece, ci siamo potuti concentrare sulla parte musicale, sperimentando nei loro studi le varie possibilità sonore che le lastre d’acciaio potevano offrirci (usate in scena come strumenti musicali – battute, sfregate, percosse, suonate, intrecciate con l’Inno alla Gioia di Beethoven, ndr). Successivamente ci siamo chiusi nel lavoro in sala al Teatro Era di Pontedera per due settimane e poi ancora altri dieci giorni al Teatro Studio di Scandicci subito prima del debutto.

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In un’atmosfera quasi apocalittica da The day after, il nostro presente sembra un reperto archeologico e ogni parola della Carta ha la propria negazione nei disegni di Gianluca Costantini. Il giudizio dal futuro è carico di “sconcerto” per le contraddizioni del presente, tuttavia due simboli di speranza chiudono la vostra carrellata iconografica: Greta Tumberg e Carola Rackete. Qual è la vostra speranza?

Siamo molto contenti di questa domanda che descrive perfettamente l’atmosfera in cui volevamo collocare queste due figure per riflettere assieme agli spettatori sull’effettiva applicazione dei diritti enunciati dalla Carta. Ci siamo chiesti: cosa succederebbe se in un futuro distopico, ma neanche troppo lontano, in cui gli esseri umani non abiteranno più il nostro pianeta, due di loro tornassero sulla Terra per cercare di comprendere cosa ha portato alla distruzione della nostra civiltà, e si trovassero a esaminare la Carta, come gli archeologi fanno oggi con le scritture antiche? Cosa penserebbero? Abbiamo immaginato che fossero le loro lastre d’acciaio ad aiutarle: navicelle e data base universali. Sulle lastre, usate come schermo, in risposta agli articoli, sono proiettati i disegni di Gianluca Costantini, che richiamano alla memoria i soprusi del nostro presente. Siamo anche felici che arrivi agli spettatori la piccola fiammella di speranza che abbiamo voluto lanciare nel finale dello spettacolo, seppur smorzata da una sparizione improvvisa con l’abbandono della scena, e del Pianeta, delle due figure in scena. Gli ultimi due disegni, Greta e Carola, sempre di Gianluca, sono per noi due simboli immediatamente riconoscibili, due donne che si spendono per un mondo migliore.

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Avete scelto di innestare in questo disegno scenico futuribile e futuristico la significativa citazione dall’Eneide di Virgilio: “Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di uomini è questa? O quale patria così barbara permette simile usanza? Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei”. Che cosa ci raccontano i classici rispetto all’attualità?

Studiando la storia dei diritti umani, ci siamo imbattuti in alcune preziose letture, tra le quali un breve ma densissimo saggio di Maurizio Bettini che analizza la Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo e la Costituzione Italiana a partire dai testi letterari e filosofici antichi. Grazie ad esso abbiamo ripreso in mano diverse opere tra cui l’Eneide, che ci ha colpito per l’attualità dei temi: è la storia di un popolo vinto, di profughi che scappano dalla guerra ed errano per i mari, più volte respinti sulle coste d’arrivo, il cui protagonista riesce alla fine a fondare Roma, la culla della civiltà latina ed europea, assieme ad altri popoli che oggi gran parte della nostra società xenofoba etichetterebbe come reietti. Un mito fondativo fortissimo, che si scontra ferocemente con la realtà dei nostri tempi, a cui non potevamo restare indifferenti e che anzi stiamo pensando di esplorare meglio nei prossimi anni. Perché? Perché crediamo che la storia e quindi anche la cultura di chi ci ha preceduti possa essere fondamentale per comprendere e modificare il nostro presente. Si tratta di un assunto di derivazione brechtiana che portiamo avanti ormai da anni nei nostri spettacoli.

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La semplicità della messa in scena, fatta delle parole della Carta e delle immagini della loro negazione, si arricchisce della distorsione sonora: S-concerto è anche musica nel ritmo delle parole e nel suono delle lastre d’acciaio. Qual è il motivo da una parte di questa essenzialità narrativa e dall’altra parte dell’uso di tanti strumenti espressivi diversi (parole, disegni, video, suoni e musica)?

L’essenzialità e la precisione ci contraddistinguono: siamo due “maniaci” che hanno fatto della propria ossessione una cifra stilistica. Entrambi abbiamo alle spalle una formazione musicale che ci ha abituati al rigore e alla composizione, alla giustapposizione di elementi differenti che trova nella tecnica del montaggio un’altra delle nostre cifre stilistiche. I dispositivi che utilizziamo nel nostro quotidiano ci abituano a una coesistenza di informazioni e linguaggi eterogenei. Viviamo in un presente complesso e articolato che, soltanto attraverso la citazione e il montaggio di sé, può portare a una qualche forma di leggibilità, seppure temporanea e personale. Si tratta di una convinzione che si nutre del concetto di immagine dialettica di Benjamin, che, assieme a quello di citazione e montaggio, è entrato a far parte del nostro lessico poetico.

Che cosa ha apportato a ErosAntEros la collaborazione con Silvia Pasello? Come prosegue questa esperienza?
Siamo sempre stati innamorati di Silvia vedendola in scena. Un comune amico ci ha permesso di conoscerla anche di persona e le abbiamo proposto, tirando fuori tutto il nostro coraggio, di lavorare assieme a noi al nostro nuovo progetto Confini. Lei ci ha stupiti dicendo subito di sì, e da lì sono seguiti incontri, telefonate e poi prove, in cui Silvia si è messa a disposizione del progetto con estrema generosità. L’anno prossimo torneremo a lavorare assieme per una piccola tournée di Sconcerto in primavera e poi a giugno per la produzione dello spettacolo Confini. Siamo curiosi di vedere dove ci porterà ancora questa collaborazione, anche se in realtà ci piacerebbe prima o poi affrontare assieme a lei anche un grande classico del teatro. Chissà!

 

SCONCERTO PER I DIRITTI

ideazione Davide Sacco e Agata Tomsic / ErosAntEros
con Silvia Pasello e Agata Tomsic
drammaturgia Agata Tomsic
regia, disegno musicale, luci e video Davide Sacco
disegni Gianluca Costantini
costumi Laura Dondoli
consulenza per i dispositivi sonori Tempo Reale
direzione tecnica e consulenza luci Loris Giancola
leggio Stefano Franzoni
sartoria Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse
produzione ErosAntEros
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana
in residenza presso Teatro Studio Scandicci, Teatro Era Pontedera, Tempo Reale Firenze
con il sostegno di Comune di Ravenna e Regione Emilia-Romagna
con il patrocinio di Amnesty International – Italia
grazie a Pietro Valenti, Marco De Marinis, Andrea Maestri, Gabriela Jacomella, Alessandro Santoro e la comunità de Le Piagge, Miriam e le ragazze di Libera Scandicci, il comitato del Viale dell’Umanità e dei Diritti Umani di Scandicci, Paolo Baldassini, Lorenzo Gheri, Dino Lorimer e a tutte le persone che hanno nutrito il percorso di ideazione dello spettacolo
Foto Filippo Manzini

Teatro Studio, Scandicci
20 ottobre 2019
prima nazionale



Categorie:In evidenza, Interviste, Novità, Scena, Teatro

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