Exister 2019, l’elogio della bellezza

ROBERTA RESMINI | Giunto al suo 12° compleanno il Festival Exister, realizzato da DANCEHAUSpiù – Centro Nazionale di Produzione della Danza con il sostegno del Comune di Milano, della Regione Lombardia e del MIBAC, è oggi un contenitore dedicato alla giovane coreografia, alla ricerca e all’innovazione. Un festival dedicato alla bellezza: Exister 2019 – Beauty si svolge dal 19 ottobre al 15 dicembre tra gli spazi DanceHaus Susanna Beltrami e Teatro Fontana a Milano, sotto la Direzione artistica di Annamaria Onetti.
​​Ogni spettacolo di questa nuova edizione è un punto luminoso sulla bellezza, sul potere drammaturgico, trasformativo ed empatico del movimento, in cui il corpo si racconta in tutte le sue dimensioni e l’artista diventa la sua opera in un connubio indissolubile.
Un bello che fa il tutto esaurito nella serata del 10 novembre, che vede sul palco del Dancehausepiù How To Destroy your Dance di CollettivO CineticO in cui Francesca Pennini e i suoi performer danno conto della loro creatività e delle loro doti espressive. Una sfida contro il tempo e i propri limiti, un gioco a sfidarsi e a mettere alla prova la propria capacità di resistenza. Dieci i performer in scena, ciascuno con uno pseudonimo, con un copione in parte scritto in parte frutto dell’improvvisazione.

Una voce fuori campo (che riproduce quella di una nota app per l’allenamento) scandisce i tempi della performance in capitoli che vanno dal How to be ready al Something about speed, How to be exactly on time, How to exaggerate better per giungere alla chiusura della performance e al rito sacrificale di chi, nella gara, è stato sconfitto. L’aspetto agonistico si riflette anche nei costumi di scena, che sono abiti sportivi, diversi tra loro.
COLLETTIVO CINETICO - HOW TO DESTROY YOUR DANCEHow To Destroy your Dance è un lavoro che indaga il senso del tempo e come questo si dilati o si restringa in base alle percezioni individuali e a quelle di chi osserva; un lavoro che porta a vedere fino a che punto la sincronia dei corpi abbia una bellezza immutabile e quanto, invece, la variazione del ritmo possa influire sull’armonia di quei corpi che si muovono nello spazio come un solo elemento.
Il gruppo di Francesca Pennini dimostra una grande capacità e una concreta voglia di mettersi alla prova, declinando con leggerezza e ironia le proprie doti espressive, non prendendosi sul serio, ma agendo, al contempo, con una serietà esecutiva che non risparmia né chi è in scena né chi assiste, cui viene chiesto pari impegno e partecipazione.
CollettivO CineticO si conferma un ensemble affiatato che sa fare della danza un linguaggio nuovo e imprevedibile per lo spettatore. Bello da vedere e pure divertente, grazie alla drammaturgia di Angelo Pedroni e alle riproduzioni musicali di Simone Arganini.

Registrano il tutto esaurito anche le performance del 17 novembre. Il contorsionismo della figura appartiene sicuramente a Giada Vailati, selezionata alla recente Vetrina di Anticorpi XL. In La Madre Folle, sua opera prima, mette in mostra muscoli e posture: sembra fatta di gomma, con un corpo che si agita in una lotta contro la parte più primordiale dell’essere umano.

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Una danza inquieta, scandita da una gestualità potente e a tratti aggressiva, porta in scena il tema della Natura come sistema perfetto di cicli eterni di nascita, vita e morte. Un tema su cui da sempre l’uomo si interroga e che lo ha portato, nel corso dei secoli, a plasmare una vera e propria immagine della generatrice dell’uomo, nota come la Grande Madre, entità metafisica dai sentimenti umani: generosa e accogliente quando dona la vita ai propri figli, crudele e terribile quando si riprende lo spirito creatore attraverso l’uccisione degli stessi.

Il lavoro della Vailati trae spunto da un poemetto del XIII secolo che racconta di una Grande Madre che cattura e ingerisce un giovane cavaliere per poi, una volta avvenuta la digestione, rimetterlo al mondo in forma nuova e consapevole, una consapevolezza che passa attraverso il corpo. Ne scaturisce una coreografia che sorprende per forza espressiva e relazione tra movimento e spazio scenico.
L’assenza di scenografia e le musiche ben studiate a cura di Francesco Sacco mettono in risalto ancor di più il corpo come unico elemento su cui focalizzare l’attenzione dello spettatore, anche se la riflessione si protrae poi oltre il termine della performance.
Una prova di grande valore per questa giovane artista, sicuramente valorizzata anche da un sapiente gioco di luci (a cura di Marcello Falco) che ha messo in risalto le doti fisiche della Vailati, sul palco con un abbigliamento molto essenziale: leggings, top nero e scarpe da ginnastica.

A seguire Syn, del Gruppo Dueditre composto da Michela Priuli, Elena Valdetara, Vittoria Franchina, sostenute nell’ambito Progetto Vivaio del Centro Nazionale di Produzione della Danza DANCEHAUSpiù. Un lavoro che mira alla suggestione visiva attraverso tutti i codici della scena, con attenzione particolare all’uso del corpo nel suo essere materia espressiva. L’idea da cui questo lavoro trae ispirazione è un passo del simposio di Platone,  quello in cui Aristofane narra il mito delle metà.

SYN

Pochissimi gli elementi in scena: un cavalletto in legno scomposto, una lampada frontale, sassi lasciati cadere e che riempiono il palco. Nessuna musica ma solo un gioco di luci sottolinea i movimenti simbiotici e geometrici delle performer che, alla ricerca costante della metà mancante, si adattano allo spazio per ritrovare la propria essenza.
Alla fine rimane un pizzico di desiderio, come dopo aver assaggiato una porzione troppo piccola di un piatto prelibato. Appena prima di capire tutto si ferma. Come se qualcuno volesse tenerci fuori da quel mondo segreto a cui solo pochi possono accedere. Forse avremmo preferito riuscire a essere maggiormente coinvolti e poter condividere l’unicità di questa performance. O forse anche questo è il bello di un festival che ti chiede di entrare nel cuore di quell’alchimia strana e ogni volta irripetibile che è il teatro-danza.

 

HOW TO DESTROY YOUR DANCE

concept, regia, testi Francesca Pennini
drammaturgia, tecnica Angelo Pedroni
musica Wolfang Amadeus Mozart reloaded by Simone Arganini
azione e creazione coreografica CollettivO CineticO, interpreti a rotazione tra Simone Arganini, Niccolò Catani, Margherita Elliot, Carolina Fanti, Teodora Grano, Orlando Izzo, Fabio Novembrini, Carmine Parise, Angelo Pedroni, Francesca Pennini, Ilaria Quaglia, Giulio Santolini, Stefano Sardi, Giulia Sposito
con il supporto di Inteatro Festival/Marche Teatro

 

LA MADRE FOLLE

di e con Giada Vailati (ANTICORPI EXLPO)
consulenza drammaturgica Francesco Sacco
light design Marcello Falco
musiche Antonio Vivaldi
sound design Francesco Sacco
produzione Cult of Magic

 

SYN

di e con Vittoria Franchina, Michela Priuli, Elena Valdetara /dueditre (VIVAIO DANCEHAUSpiù)
produzione DANCEHAUSpiù

 

FESTIVAL EXISTER

STUDIO DANCEHAUSEpiù/Teatro Fontana
19 ottobre-15 dicembre 2019



Categorie:Danza, Novità, Recensioni, Scena

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