Al Teatro Akropolis lo stupore è “Ovvio”

David&Tomas @ Martina Caruso

MATTEO BRIGHENTI | L’equilibrio è la forma dell’attimo prima della caduta. Se sbagli significa che hai scalato davvero il rischio e poi con una mano, un piede, uno sguardo, un respiro, hai toccato l’errore. Scoprendolo, ti sei lasciato sorprendere a tua volta.
David Diez Mendez e Tomas Vaclavek lavorano e giocano da più di un anno a ritardare ancora e sempre di più – il più possibile – il finale già scritto dalle leggi di gravità.
OVVIO capovolge, infatti, i canoni del circo: il fallimento è parte integrante del numero, gli dà vita, concretezza, realtà, è la meta che rende possibile il viaggio. Lo spettacolo fa circo senza circo, senza i suoi strumenti concettuali e anche i suoi attrezzi tipici, perché David&Tomas usano oggetti quotidiani come travi, assi di legno, sedie, corde.

Il pensiero diventa sperimentazione, consapevolezza e condivisione, una pratica di radicalità, in una “società della stanchezza” come dice Byung-Chul Han, che Clemente Tafuri e David Beronio ricercano con altrettanto metodo e coerenza per costruire il festival ‘Testimonianze ricerca azioni’ di Teatro Akropolis a Genova.
L’anno scorso restammo folgorati sulla via del butoh di Imre Thormann, in questa ottava edizione (21 marzo – 7 maggio 2017) il non-circo di David&Tomas ci ha fatto tornare bambini tra i bambini, occhi spalancati e fiato sospeso. La programmazione di OVVIO è stata resa possibile grazie alla collaborazione con ‘Circus Zone – Rassegna di circo contemporaneo’ dell’Associazione Sarabanda.

I due sono giovani artisti di circo multi-disciplinari, specializzati in bilanciamento e manipolazione. David, spagnolo, è stato writer, sul Cammino di Santiago ha incontrato una compagnia circense e da quel momento ha deciso di seguirne le orme. Tomas, slovacco, dopo il diploma di graphic designer all’Università di Londra ha abbandonato il computer per girare l’Europa come artista di strada, fino alla decisione di farne una professione vera e propria, studiando tecniche circensi e recitazione.
Si sono incontrati quasi quattro anni fa alla Cirko Vertigo di Grugliasco (Torino) e insieme a due compagne di scuola, l’italiana Veronica Capozzoli e la francese Léa Legrand, hanno fondato il Kolektiv Lapso Cirk. Lapso in spagnolo sta per “lasso” ed è usato come da noi nella locuzione “lasso di tempo”: agiscono quindi in un “lasso di circo”, cioè un periodo, un arco temporale in cui trasformano, attraverso l’uso, il modo stesso in cui vengono percepiti normalmente gli oggetti.

Foto di Camilo Jimenez

D’altronde, nell’ottavo volume di Teatro Akropolis. Testimonianze ricerca azioni (Akropolis Libri), che raccoglie gli interventi teorici degli artisti e studiosi ospiti, con l’obiettivo di far nascere uno sguardo nuovo sul proprio lavoro e su quello degli altri, Tomas afferma: “Lavorando con oggetti di uso quotidiano vogliamo stimolare gli spettatori ad andare oltre l’utilizzo classico, portarli a riscoprirne il lato imprevedibile sotto una luce nuova. E questa per noi è anche la bellezza del circo: ridefinire qualcosa attraverso il suo utilizzo”.

Perciò, lo spazio di OVVIO è spoglio, pulito, ciò che succede deve essere chiaro e leggibile per tutta la durata dello spettacolo, non ci sono particolari luci di scena, né costumi, trucco e parrucco. Una sobrietà visiva agli antipodi del circo tradizionale. Per terra a sinistra, dentro un rettangolo tracciato con lo scotch, ci sono una sedia ripiegata, pezzi di legno, una palla di carta; al centro alcune assi sono appoggiate l’una sull’altra a delineare una serie di tetti spioventi di diverse grandezze.
Siamo in un cantiere di forme geometriche gestito da due equilibristi burloni che costruiscono immagini con fantasia e comicità slapstick. L’equilibrio è questione di millimetri, piccoli spostamenti impercettibili, eppure hanno sempre il sorriso sulle labbra, per loro è naturale camminare usando una sedia al posto delle gambe o stare in piedi su assi di quattro metri. I pezzi di legno sono per loro come docili animali ammaestrati.
Le altezze sono ravvicinate, comuni, quotidiane appunto, per questo l’immedesimazione è forte e con essa la vertigine. Dal non-circo OVVIO sconfina allora nel teatro, perché il pericolo non c’è, sembra che ci sia, David&Tomas agiscono come se ci fosse, sono anche ‘attori’ totalmente calati nella parte e nella situazione, i numeri nascono qui, davanti a noi. È l’hic et nunc della rappresentazione: la presenza, l’essere in scena è trovarsi continuamente e felicemente in azione.

Concentrazione, coraggio e fiducia. In due si sta in piedi, da soli si cade. L’appoggio di uno è sempre la salita dell’altro. Durante l’esibizione culminante, posano un’asse di legno sugli schienali di due sedie legate in mezzo alla scena, quasi volessero ricreare un’altalena carosello a due posti. David&Tomas salgono nel centro e si aprono a vicenda una sedia. Sembra di vedere gli operai di Pranzo in cima al grattacielo, la celeberrima foto di Charles Clyde Ebbets in cima al Rockefeller Center in costruzione.

Foto di Alessandro Villa

Se rimangono vicini la stabilità è sicura, più si allontanano più sicura, invece, diventa l’instabilità. È ciò che fanno: OVVIO ci ha insegnato a lasciare il certo per l’incerto, perché là risiede il vero equilibrio, allo stato puro, il resto è una finzione, al pari di una battuta detta senza sincerità.
Indietreggiando, però, si avvicinano all’equilibrio tanto quanto al suo punto di rottura. Per non cadere, si devono muovere insieme, all’unisono, devono affrontare i propri limiti (guardarsi i piedi) e imparare a fidarsi reciprocamente (guardarsi negli occhi). David si tira su e chiude la sedia, Tomas si dondola indietro e alza le gambe.
Cadono e ricadono pure quando ci riprovano, ma ciò che conta, nuovamente, è come sono arrivati lassù e come ne sono usciti, gestendo il corpo e il cadere, il previsto e l’imprevedibile. Come recita il titolo del loro contributo sul libro che accompagna il festival, “Noi ci bilanciamo. A volte cadiamo, a volte no. Ci piace in entrambi i casi”.
Essere lontani dall’orlo ci fa ridere di sollievo. Avere la prova che qualcuno ha accettato la sfida ci fa sperare che possiamo farcela pure noi.

David&Tomas/Kolektiv Lapso Cirk
OVVIO

di e con David Diez Mandez e Tomas Vaclavek produzione Kolektiv Laspso Cirk

Visto venerdì 28 aprile 2017, Teatro Akropolis, Genova.

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