Panorama. Motus, il Living, la MaMa e il rapporto con gli USA

MARCO BALDARI | Motus, nome forte del teatro militante italiano degli ultimi decenni: la compagnia teatrale riminese, fondata nel 1991, dal duo Enrico Casagrande – Daniela Nicolò, ha presentato al RomaEuropa Festival 2018, il suo ultimo spettacolo, Panorama.
Progetto – già raccontato da PAC –  che indaga la tendenza dell’uomo, a conoscere attraverso l’essere in viaggio, attraverso l’appartenenza alla molteplicità come sua forma essenziale. Sovvengono le parole di Filosofia del viaggio del filosofo George Santayana:

Il movimento è il pregio dei soli animali ed è la chiave dell’intelligenza. Per questo, invece di dire che possedere le mani ha dato all’uomo la sua superiorità, sarebbe più giusto dire che l’uomo e gli altri animali devono la loro intelligenza ai piedi. Proprio perché non siamo alberi o piante, che non possono allontanarsi dalle proprie radici se non al prezzo di inaridirsi e quindi morire, ma esseri umani non inchiodati a nessun luogo in modo particolare, possiamo muoverci liberamente sulla terra. Vi è una grande saggezza nello spostarsi il più frequentemente possibile dal familiare all’estraneo, dal noto all’ignoto, mantiene la mente agile, distrugge i pregiudizi e accresce il buonumore.

Lo spettacolo affronta questioni universali: l’identità, la mobilità, l’essere migranti, in riferimento al concetto di società post-nazionalista. I protagonisti sono i membri della Great Jones Repertory Company, una comunità inter etnica di attori/migranti, stabilizzatisi a New York in seguito all’incontro con Ellen Steward, fondatrice del teatro La MaMa. Collaborazione, questa, che segna lo stretto rapporto dei Motus con l’America, e idea, quella alla base di quest’ultima fatica, che sembra la naturale continuazione del percorso iniziato nel 2011.
Di quell’anno è il progetto 2011>2068 Animale Politico Project, che, tramite una serie di Atti pubblici, tra utopia e distopia, conduce un’analisi della società per intercettare inquietudini, slanci, immagini e proiezioni su quel domani che tutti fa tremare, attraverso l’esplorazione di un ricco e intricato panorama di scrittori, filosofi, artisti, fumettisti e architetti, che hanno provato a immaginare il futuro prossimo venturo.

Il primo Atto, intitolato The plot is the revolution (2012), è culminato in un emozionante viaggio in più spettacoli dentro un mito ancestrale, Antigone, e nell’incontro scenico fra due donne che ne volevano reincarnare in qualche modo l’essenza:

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Silvia Calderoni, persona e corpo emblematico dell’ibridità concettuale di Motus, e un mito del teatro contemporaneo, Judith Malina, fondatrice del Living Theatre, celebre compagnia teatrale, fondata a New York, insieme al pittore e poeta Julian Beck, che ha sicuramente influenzato la poetica, l’estetica e l’idea di rappresentazione dei Motus.

Nata nel periodo delle avanguardie artistiche, che fioriscono negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, sulla scia degli insegnamenti delle prime avanguardie europee, metteva al centro della ricerca l’equazione Arte = Vita. L’aspirazione è quella di cercare l’arte nella vita quotidiana delle persone comuni. Un gruppo, quello statunitense, che ha completamente rivoluzionato il mondo teatro. Oltre ad aver inaugurato sui palcoscenici, quella corrente ancora oggi conosciuta come arte partecipativa, che cerca di rendere anche lo spettatore protagonista della messa in scena, la Living Theatre è stata tra le prime a capire e ridefinire il ruolo attivo che la rappresentazione può avere sulla società.

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Judith Malina – Julian Beck

Sin dalle origini è chiaro l’intento: fare del teatro uno strumento di cambiamento e lotta contro lo status quo, propugnando istanze di progresso sociale, senza filtri o mezze misure: un cammino che spesso porterà il gruppo a pagare sulla propria pelle scelte estreme e mai espresse prima in questa forma. Dagli esordi in patria, così “scomodi” da obbligare Malina e Beck a trasferirsi in Europa, fino al “teatro di guerriglia” degli anni ’70, che culminerà con il ferimento di Beck a Parigi e con l’arresto dei due in Brasile, liberati dopo mesi di carcere, grazie a una vasta campagna di stampa internazionale.
Fil rouge di tutta la loro produzione resterà comunque sempre quello di ricercare un rapporto più diretto ed efficace con il popolo, anche se questo termine oggi pare così desueto e démodé.

Necessario questo excursus perché gli stessi temi sono assai cari all’ormai ventennale collettivo riminese, che ha saputo comunque raggiungere la propria cifra stilistica, aumentata nelle ultime creazioni dall’uso importante della componente multimediale.

©Theo-Cote85

Ph Theo Cote

La multimedialità è declinata in tutte le sue forme, specchio e simbolo della nostra epoca, ma anche mezzo per sottolineare come, nonostante tutto, l’arte resti superiore a qualsiasi espediente tecnico immaginabile.

©JoungSun2

Ph Joung Sun

Stimolo e fonte d’ispirazione gli USA, ma anche simbolo di un mondo che in realtà è fallace, incompleto nell’accogliere le istanze delle differenze e delle complessità del genere umano. New York portata come esempio di integrazione e multiculturalismo, viene in Panorama, anche assai criticata, mettendo in luce tutte le contraddizioni di un Paese troppo spesso preso a modello, ma che nasconde crepe insanabili, vecchie e lungi dall’essere risolte.

Quella vista al Teatro Vascello è un’opera che conferma la continua crescita dei Motus, ma anche l’escavazione antropologico-emotiva dentro percorsi tematici da sempre attraversati. Un teatro fortemente politico, assai attento alla società e a tutte le sue incoerenze. Un cammino guidato da una filosofia scenica ben precisa, che fa dell’ibridazione e del confronto con altre realtà a loro affini, il proprio punto di forza.

Panorama, grazie a una regia di grande impatto e a un gruppo di attori notevole, che spiazza il pubblico in platea – mescolando finzione e realtà, senza mai far capire dove finisca la vita e inizi l’artificio – riesce a erigere il mondo scenico a luogo dove veramente l’arte assolve il suo compito: porre domande, far riflettere, non lasciare indifferenti, soprattutto in questo momento storico, dove i venti di un ritorno a spaventose esperienze già vissute sembrano soffiare sempre più vicini.

PANORAMA

ideazione e regia Enrico Casagrande Daniela Nicolò
drammaturgia Erik Ehn e Daniela Nicolò
con gli attori della Great Jones Repertory Company (Maura Nguyen Donohue, John Gutierrez, Valois Marie Mickens, eugene the poogene, Perry Yung/Richard Ebihara, Zishan Ugurlu)
musiche Heather Paauwe
assistenza alla regia Lola Giouse
sound design Enrico Casagrande
light design Daniela Nicolò 

scenografia Seung Ho Jeong
allestimenti Damiano Bagli
progetto visivo Bosul Kim
video design CultureHubNYC con Sangmin Chae
assistenza e consulenza tecnica video e luci Paride Donatelli, Andrea Gallo, Alessio Spirli (Aqua Micans Group)
direzione tecnica (USA) Yarie Vazquez
direzione tecnica (Europa) Paride Donatelli

produzione Elisa Bartolucci
logistica Shaila Chenet
comunicazione Marta Lovato Estelle Coulon
progetto grafico e ufficio stampa comunicattive.it
distribuzione internazionale Lisa Gilardino

produzione La MaMa Experimental Theatre Club con Motus

in coproduzione con Seoul Institute of the Arts | CultureHub, New York | Vooruit, Gent | FOG Triennale Milano Performing Arts | Emilia Romagna Teatro Fondazione | Grec Festival, Barcellona | L’arboreto – Teatro Dimora, Mondainoin collaborazione con Under The Radar Festival, New York, con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna

Romaeuropa Festival 2018
Teatro Vascello – Roma
31 ottobre 2018



Categorie:Arte, Cultura digitale, Filosofia, Focus, Partnership, Performing Arts, Satura, Teatro

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